... su un pendio ripido ed esposto.
L'autunno, stagione per molti struggente e malinconica, mi invita a vagare per boschi. Non tanto in cerca di funghi (che preferisco senz'altro fotografare piuttosto che mangiare) quanto per assorbirne i profumi e colori. C'è qualcosa di inebriante nell'odore terrigno di decomposizione, di esaltante nella profusione di forme e tinte dei miceti che popolano gli strati più bassi delle foreste. Quest'anno però i toni sono sbiaditi, contaminati di grigio e marrone anzitempo. Il suolo scricchiola come d'estate sotto le scarpe, benché sia ottobre e le temperature mattutine invoglino già a indossare i guanti.
È insolito, strano per meglio dire, questo inizio d'autunno, complici le temperature diurne ancora elevate e la preoccupante latitanza della pioggia. Agiamo, disattenti e intorpiditi, in un mondo che cambia e ci trascina in un vortice di incertezza da noi stessi causato. Non avvizzisce solo la vegetazione e con essa tutte le altre forme viventi, noi inclusi: avvizziscono anche le nostre coscienze quando smettiamo di osservare ciò che muta di fronte ai nostri occhi.
Eppure - per non perdere il sonno e la voglia di vivere - dobbiamo continuare a guardare ciò che resta e nella sua bellezza ci dà forza: una stella scesa nella penombra tra gli alberi, qualche fiamma di colore nelle bacche mature, il rosso sanguineo del sorbo contro il cielo blu. Un appiglio quando il sentiero si fa difficile.
Solo con il vigore della consapevolezza ogni nostro passo sul pendio che ci aspetta pesa, e sta a noi scegliere dove posare il piede.
Foto: incontri del terzo tipo in Val Da Rin.
Federica
❤️
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